La maggior parte delle aziende italiane fa installare, all’interno della propria azienda, un sistema di spegnimento antincendio solo dopo il rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi.

Altri imprenditori, invece, procedono all’installazione di impianti di rivelazione e spegnimento solo a seguito di un incendio che ha danneggiato, o peggio distrutto, una parte dell’attività.

Non era forse il caso di pensarci prima?!

Preoccuparsi della protezione stessa dell’attività dovrebbe sempre essere la prima a cui pensare.

Le scintille dovute a un banalissimo corto circuito potrebbero essere la causa di gravi danni ma, con la giusta tempestività, potresti evitare questi spiacevoli incidenti.

Molto spesso alcuni imprenditori sono spaventati dall’investimento economico iniziale che richiedono i sistemi di spegnimento a gas.

Ma con un adeguato studio si possono trovare soluzioni studiate per ogni tipo di situazione, così da evitare incidenti e danni che porterebbero a spese nettamente superiori.

I sistemi di spegnimento incendi a gas chimico o inerte sono il giusto compromesso tra tempestività d’intervento e risparmio economico. Questo perché sono perfetti da inserire nelle aree di stoccaggio più critiche.

I gas chimici grazie al loro basso grado di tossicità, sono anche ideali per proteggere gli ambienti dove è prevista la presenza di personale.

Questi impianti antincendio sono utilizzati in particolari tipi di ambiente. Per la delicatezza delle attrezzature all’interno, oppure per esempio per la preziosità dei contenuti, sono ambienti che hanno bisogno di un tipo di agente estinguente diverso dall’acqua o dalla polvere.

Perché, se per esempio si parla di un locale server o di un locale archivio, l’acqua o la polvere farebbero tanti danni quanto un incendio.

Un impianto di spegnimento a gas, anche se cambia il tipo di gas utilizzato, prevede uno schema piuttosto standardizzato. E’ costituito infatti da uno o più batterie di bombole ad alta pressione, fra 200 – 300 bar, con capacità fra gli 80 e 140 L.

Grazie all’alta pressione di stoccaggio, si possono posizionare le bombole anche a notevole distanza dalle aree da proteggere. Coprendo così volumi ambientali importanti con la stessa batteria di bombole, mediante un adeguato calcolo delle tubazioni di distribuzione.

Ma come funziona tutto il meccanismo ? L’impianto a gas è collegato all’impianto di rivelazione fumi. Un principio di incendio invierà alla centrale antincendio un segnale di allarme.

In base alla programmazione e alla logica di funzionamento impostata, la centrale manderà un segnale di allarme alla centrale di spegnimento.

Se non viene inibito il processo manualmente, dopo un tempo prestabilito la centrale di spegnimento attiverà il magnete della bombola pilota. Questa inizierà il rilascio del gas nell’ambiente, attraverso una valvola speciale posizionata sulla bombola pilota si azioneranno automaticamente tutte le altre bombole.

Il gas estinguente viene scaricato all’interno del locale protetto mediante una rete di distribuzione con tubi in acciaio unificati.

Il sistema deve garantire una saturazione ambientale per almeno 10 minuti dopo la scarica per essere efficace ed evitare il riaccendersi di focolai.

Quali tipologie di gas vengono utilizzate di più?

A livello tecnologico le aziende fanno a gara per sviluppare l’agente estinguente migliore. Per quresto vengono spesso presentati sul mercato nuovi prodotti.

Sistemi a gas inerti

Sono gas già presenti nell’aria che respiriamo tutti i giorni. Azoto e Argon sono quelli maggiormente utilizzati, anche in miscela.

MOTIVI PER PREFERIRLI

  • Impatto ambientale assente
  • Visibilità perfetta dopo la scarica
  • Costo basso
  • Non servono canali per il lavaggio dell’aria nei locali protetti

Sistemi a gas chimici

Questo tipo di estinguente è utilizzato nei casi in cui siano richiesti tempi di intervento molto rapidi.

Gli HFC (125 – 227ea) sono Idrofuorocarburi compressi e liquefatti che garantiscono tempestività d’intervento dove gli spazi di stoccaggio e la sicurezza sono fattori molto critici.

MOTIVI PER PREFERIRLI

  • Estinzione rapida
  • Stoccaggio bombole ridotto
  • Non necessitano la posa di serrande di sovra-pressione

Sistemi a CO2

L’anidride carbonica è un gas che viene utilizzato da molto tempo nel settore antincendio, anche negli estintori portatili. Si tratta di un gas inodore, incolore e non conduttivo.

Quando viene in contatto con la fiamma, non genera sostanze di decomposizione dannose per la salute, disperdendosi nell’atmosfera dopo l’uso.

Grazie al peso specifico elevato, dopo l’erogazione tende a stratificare nella parte bassa del locale protetto con diminuzione di visibilità.

Questo tipo di gas agisce molto velocemente, riesce letteralmente a spegnere un incendio in pochi secondi con notevole abbassamento dei danni.

Purtroppo però la concentrazione di gas CO2 che è necessaria per l’estinzione delle fiamme è tale da non permettere la sopravvivenza di persone nell’ambiente. Questo ne limita di molto i campi di applicazione.

MOTIVI PER PREFERIRLI

  • Estinzione rapida (5/10 Secondi)
  • Stoccaggio bombole ridotto a causa dell’elevato potere di saturazione
  • Basso costo
  • Riduzione dei danni da incendio

È molto importante, dopo l’installazione del sistema, che il volume protetto non cambi.

Durante i calcoli di progettazione infatti, è stimato il quantitativo corretto da installare per la saturazione corretta.

Modifiche sostanziali ai volumi di ambiente, potrebbero rendere il tuo impianto totalmente inefficace o addirittura pericoloso per la vita delle persone.

La norma di riferimento per la progettazione dell’impianto antincendio fisso a gas inerti è la UNI 15004/1, valida anche per installazione e manutenzione.

Una differenza sostanziale con gli altri impianti antincendio è che lo spegnimento è certificato.

Cosa significa? Che se ben progettato e manutenzionato, l’impianto è capace di spegnere sempre l’incendio, in modo autonomo.

Parte di questo processo deriva dalla capacità di saturare l’ambiente protetto, per certificare l’esatta quantità di gas necessario occorre effettuare il door fan test.

È un test obbligatorio e va eseguito secondo la norma UNI EN15004:2008.

Questo test eseguito in cantiere in reale serve a garantire la tenuta dei locali protetti da sistemi di spegnimento a gas.

Solo così c’è la sicurezza, se nulla cambia, che in caso di intervento, il gas necessario per la saturazione dell’ambiente non sia disperso da eventuali aperture.

In questo modo la concentrazione prevista in fase di calcolo da parte del progettista sarà sufficiente per soffocare l’eventuale incendio.

Durante il test un programma calcola anche eventuali necessità di installazione di serrande di sovra-pressione. Se infatti il locale è ermetico si possono creare pericolose sovra-pressioni, evitabili con apposite serrande che si aprono evitando il fenomeno.

Questo tipo di impianto è abbastanza costoso, ma ha uno spegnimento certificato. Significa cioè che hai la certezza di spegnere l’incendio. Molto spesso si vedono le bobine di attivazione staccate per paura di una eventuale scarica non necessaria.

Questo perché è un impianto che lavora in sincronia totale con la rivelazione fumi e a volte succede che si scarichi, magari anche per un falso allarme di un sensore.

Molti titolari quindi non si fidano. Il ripristino è costoso e per evitare false partenze isolano l’impianto dalla partenza automatica.

Questo rende inutile l’intero impianto, che non si attiverà in caso di incendio.

Due consigli ti do allora. È bene che sempre lo stesso manutentore lavori sui due impianti. Solo così hai modo di accertarti della corretta logica di funzionamento e attivazione della carica.

Inoltre devi far progettare gli impianti non solo secondo le norme, ma in un’ottica di longevità. Scegliendo materiali di alta qualità e ragionando bene sul posizionamento dei sensori.

Un’altra operazione che puoi fare è far inserire un doppio consenso sui sensori. Al primo, la centrale va in preallarme e al secondo va in allarme. Solo dopo un po’ scatta l’attivazione dell’impianto, che puoi comunque fermare col pulsante di inibizione.

In questo modo tu o l’operatore avete tempo di verificare e resettare in caso di falso allarme. Indagandone poi le ragioni per evitare che si ripresenti.

Una volta fatto questo test, con il software si calcola il gas necessario: tutta la parte di distribuzione e le perdite di carico per poter scaricare il gas nell’ambiente in un minuto.

Ovviamente fuori dal locale ci sono anche dei pulsanti sia per attivare manualmente la scarica che per inibirla. Questo in caso di doppio falso allarme dei sensori o di altri tipi di inconveniente durante il conto alla rovescia.

Per i limiti di concentrazione ed esposizione delle persone al gas inerte si applica quanto stabilito negli Stati Uniti dall’EPA (USA Environmental Protection Agency).

In caso di aree normalmente occupate, non si può scendere sotto il 12% di ossigeno, per oltre cinque minuti.

Per aree normalmente non occupate si può scendere fra l’8 e il 10% per un periodo tra 3 minuti e 30 secondi.

Le normative di riferimento sono la UNI 11280, la UNI 15004, la UNI 12094 e la ISO 14520.

Le imprese e le persone che effettuano lavorazioni su questi impianti devono avere la certificazione, rilasciata da un organismo designato dal Ministero dell’Ambiente.

Accertati che il tuo manutentore sia in possesso di queste abilitazioni.

Questi sistemi usano anche gas fluororati, detti anche F-Gas, responsabili dell’effetto serra.

In quanto gas particolari e dannosi per l’ambiente, chi li maneggia, aziende e personale, deve avere una apposita certificazione.

Le aziende che ne fanno la manutenzione devono essere iscritte al registro F-Gas e attenersi alle norme del decreto 146 del 16 novembre 2018.

I manutentori che effettuano manutenzione su questi impianti si devono iscrivere al registro e comunicare i dati relativi alle vendite, alla gestione e alla manutenzione.