Conoscere i propri impianti e attrezzature antincendio potrebbe essere il primo passo per mettere davvero in sicurezza la tua azienda o il tuo condominio. Certo, non serve che tu conosca proprio tutto, tranquillo. Per quello ci sono i tecnici e i manutentori.

Ma come fai a sapere che quei manutentori e tecnici, che vedi ogni tanto in azienda armeggiare con estintori e impianti, stanno davvero facendo il lavoro per cui li paghi?

Non puoi certo studiarti norme e aspetti tecnici. Ci sacrifichiamo noi per te, non preoccuparti.

Però, anche senza conoscere bene impianti e attrezzature, potresti imparare qualche dettaglio per essere in grado di verificare velocemente se qualcosa non va.

E chiamarci così al minimo dubbio per risolvere il problema e mettere tutto in sicurezza.

Per esempio, la tua rete idranti (se ce l’hai, è ovvio!) è perfettamente funzionante ed efficiente in caso di incendio? Vediamo brevemente come è fatta e scoprire a cosa stare attenti.

La rete idranti è la seconda linea di difesa più diffusa di protezione attiva contro gli incendi, che potrebbero danneggiare o distruggere i locali della tua azienda o del tuo condominio.

È una forma di difesa fondamentale: una volta usati gli estintori, infatti, se il focolaio continua ad accrescersi, occorre attivare l’impianto per gestire l’incendio in attesa dell’intervento dei Vigili del fuoco.

Gli idranti sono collegati in una rete fissa che sfrutta l’agente estinguente elementare e più a basso costo che si può trovare oggi sul mercato: l’acqua.

Pur avendo un buon potere estinguente, è stata messa un po’ da parte e negli ultimi anni sono state sviluppate diverse tecnologie alternative nel mercato dei produttori mondiali .

In realtà l’acqua, proprio per la sua semplicità di utilizzo, il basso costo e la facile reperibilità, è stato molto rivalutato come agente estinguente, così come gli impianti antincendio che ne fanno uso: sprinkler, schiuma e idranti appunto.

Un impianto idranti è costituito da una tubazione ad anello con delle bocchette, un gruppo attacco per i pompieri e un gruppo pompe corredato da una riserva idrica.

Gli idranti possono essere di varia tipologia.

  • a colonnina soprassuolo
  • sottosuolo
  • a muro
  • naspo
  • idrante UNI 70 o 45.

I più usati sono quelli a muro UNI 45 e quelli tipo naspo. Mentre gli UNI 70, più grandi e impegnativi, si trovano per lo più nelle attività industriali.

Gli idranti hanno lo scopo di intervenire sull’incendio, cercando di ottenere principalmente 3 tipi di effetto:

  • estinzione dell’incendio
  • controllo dell’incendio
  • raffreddamento della struttura

Richiedono una progettazione specifica fatta da un tecnico abilitato, che comprenda sia il dimensionamento e posizionamento delle tubazioni e degli idranti; sia il dimensionamento della riserva e delle pompe. L’installazione deve essere poi effettuata secondo le norme tecniche da un installatore qualificato e abilitato.

Se hai un vecchio impianto in azienda, potrebbe non avere la riserva idrica e nemmeno le pompe. Ti consiglio di fare una verifica tecnica per verificare l’adeguatezza del tuo impianto in base alla tua specifica situazione.

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Per quanto riguarda invece l’utilizzo in caso di emergenza, la squadra antincendio interna, attraverso la formazione specifica e i corsi antincendio obbligatori è assolutamente in grado di gestire un impianto idranti.

Perché una parte fondamentale per l’uso degli idranti è la formazione specifica. Deve comprendere simulazioni pratiche, non solo generiche e teoriche. Sarebbe ideale fare dei corsi all’interno dell’azienda, perché ogni impianto ha le sue caratteristiche: manovre, punti d’accesso particolari per i locali pompe, verifiche…

Bisogna tenerlo in mano l’idrante, per essere poi pronti ad usarlo senza sorprese al momento del bisogno. Questo è un aspetto spesso tralasciato dalle aziende, ma in realtà è vitale: maneggiare un idrante non è così banale come può sembrare.

Ci sono delle competenze da acquisire e bisogna prendere confidenza con le pressioni in gioco, così come con tutte le attrezzature tecniche.

Una buona dose di formazione serve anche per gestire la sorveglianza interna, molto importante per garantire una vigilanza costante sul gruppo di alimentazione. Una delle maggiori cause del mal funzionamento dell’impianto idranti è appunto la mancanza di manutenzione del gruppo pompe.

Una buona formazione non può quindi prescindere da una minima conoscenza degli idranti e delle norme che li riguardano.

La norma UNI 10779 distingue tra:

  • rete idranti ordinarie, che servono alla protezione di attività all’interno di edifici e caratterizzate dall’essere sempre in pressione;
  • reti all’aperto, per la protezione di attività esterne e quindi sottoposte al pericolo di congelamento. Questi impianti di nuova generazione, sono costruiti con le tubazioni permanentemente a pressione d’aria acqua o a secco.

Un idrante tipico è costituito da una cassetta che contiene una manichetta flessibile attaccata al rubinetto e alla lancia antincendio. Sotto è posizionata la sella salva manichetta: ha il compito di preservare la manichetta dall’umidità che si deposita nella parte bassa della cassetta

Un’altra configurazione è quella del corredo idrante, una cassetta contenente tutto il necessario per l’intervento contro l’incendio e posta accanto alla colonna soprassuolo.

Infine il naspo, costituito da una cassetta contenente una bobina ruotante, intorno alla quale è contenuto il naspo UNI 25, fatto con un tubo semi-rigido. Questo è solitamente usato all’interno delle strutture, specialmente negli alberghi: il ridotto ingombro e la leggera rigidità sono l’ideale per districarsi fra corridoi e stanze in modo agevole.

Ogni componente ha la sua norma specifica di costruzione, che ne stabilisce i parametri prestazionali, la durata misurata in cicli di usura, e i test che il produttore deve affrontare per ottenere l’omologazione. Per questo, quando acquisti un ricambio, questo deve essere sempre certificato UNI e fabbricato dai migliori produttori.

Una parte integrante dell’impianto è l’attacco motopompa per i vigili del fuoco: può essere in derivazione oppure in linea, a seconda dell’installazione. Immette acqua nel sistema, qualora l’alimentazione primaria avesse dei problemi. La pressione massima di esercizio di questi impianti è 12 bar.

Molto spesso troviamo impianti in cui l’attacco motopompa è attaccato male, ossidato, con le valvole rotte, montato all’esterno senza protezioni oppure, cosa ancora più grave, montato con la valvola di non ritorno messa al contrario. Cosa che lo rende inutilizzabile.

Se durante un incendio, i vigili non lo trovano perché magari non è segnalato oppure è montato male, e quindi inservibile, sarà impossibile per loro immettere acqua nel sistema. Così resterai a secco proprio nel momento in cui ti serve di più.

Un altro elemento fondamentale di ogni rete idrante sono le lance antincendio.

Devono essere a getto frazionato, avere cioè 3 posizioni: aperto, chiuso e frazionato. All’interno della lancia è posto un elemento metallico che rompe il flusso del fluido e fa in modo che dall’ugello esca un flusso più aperto, detto frazionato. Questa particolarità non solo permette di disperdere più facilmente il calore delle fiamme, ma permette di fare meno danni all’interno degli edifici durante l’uso.

Esiste anche una versione con velo: un’appendice in cima alla lancia fornisce una sorta di velo di acqua che scherma l’operatore dal calore radiante delle fiamme.

L’idrante a colonna soprassuolo è un altro componente di una rete idrante, posto solitamente nei piazzali.

Come già accennato, deve essere previsto di una cassetta a corredo idrante. Al suo interno avrà: uno o più tubazioni UNI DN70 raccordata UNI 804, la lancia frazionatrice conforme UNI 11423, la chiave di manovra per aprire e chiudere la colonnina, la sella salva manichetta ed eventualmente una seconda lancia.

La cassetta idrante soprassuolo è posizionata fuori dai capannoni o dalle attività ricadenti nella lista del D.M. 151, devono essere ubicate in prossimità degli idranti in cassette di contenimento solitamente in acciaio zincato e adeguatamente individuate da segnaletica.

Per quelli sottosuolo, invece, la norma di riferimento è la UNI EN 14339 e anche in questo caso gli idranti devono essere indicati con i tombini pitturati di rosso.

Le tubazioni flessibili DN 45 e le manichette devono essere conformi alla UNI EN 14540 a lunghezza standard di 20 m. I rubinetti e i raccordi devono essere UNI 804 e i rubinetti devono UNI 45 PN16 filettatura ISO 7.

Ricordare le norme è importante perché spesso in fase di acquisto viene la “bellissima” idea di prendere la manichetta che costa meno. Non sai quante volte mi è toccato far cambiare delle manichette praticamente nuove.

Nel mercato (e qua non è colpa tua, ma della mancata vigilanza) si vedono manichette vendute sottoprezzo prodotte chissà dove. Hanno i raccordi denominati VVF, più leggeri ma assolutamente non a norma.

Tieni di conto che una manichetta è fatta di materiali, come la gomma, che si deteriorano con i raggi solari e con le alte temperature. Sono la parte più critica dell’impianto, assieme al gruppo pompe, ed è necessario avere materiali di alta qualità.

Se vuoi saperne di più delle reti idranti e degli altri impianti e attrezzature antincendio, scoprendo maggiori dettagli, continua a seguirci.

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